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Si cambierà anche qui, prima o poi...
22/04/1909 - 22/07/2001
post pubblicato in Diario, il 23 luglio 2011



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Apologia di Bettino
post pubblicato in Politica, il 24 gennaio 2011


                           

Anche l'
Augusto Minzolini deve essere stato contagiato dalla mania dei remake. Sulla scia di film come Halloween: 20 anni dopo ha pensato bene di produrre uno speciale su Bettino Craxi, non contento delle giaculatorie dell'anno scorso, in occasione dei dieci anni della scomparsa del leader socialista. Il direttore del Tg1 ha pensato bene di celebrare così anche “l'endecannale” (permettetemi il neologismo): giusto per sottolineare che lui agli anniversari ci tiene. Avvalendosi dell'esperienza teatrale di Luca de Fusco (non essendo ne giornalista ne storico ma regista è la persona più indicata per ricostruzioni storiche), lo speciale minzoliniano è stato intitolato “Craxi, elogio del capro espiatorio”, ma anche semplicemente “Craxi, elogio” sarebbe calzato a pennello.

La tesi è quantomai ardita, ma non nuova: avvalendosi della teoria sui capri espiatori dell'antropologo francese René Girard, di figure celebri del teatro e della mitologia greca come Antigone, Prometeo o Edipo da Colono e di paragoni biblici con Giobbe, le inconsolabili vedove del tiggìuno hanno, per un'ora, piegato i fatti e anche il buon senso al servizio della propria tesi. Secondo la teoria di Girard infatti il meccanismo del capro espiatorio è alle origini delle religioni arcaiche che, in momenti di crisi acuta, si adoperano per trovare una persona conosciuta e ben esposta su cui scaricare tutte le proprie colpe per poi, una volta ottenuto il sangue della vittima, riabilitarne la figura lodandola ed incensandola.

Ora, senza voler addentrarci in questione filosofiche ed antropologiche complesse, ci sembra questa una forzatura a dir poco risibile, se non ridicola. Speriamo che Girard non sia a conoscenza di questo “documentario” altrimenti farebbe fioccare denunce per appropriazione indebita, per furto intellettuale. Nello speciale si ricostruiscono gli ultimi anni del Craxi politico attraverso alcuni suoi discorsi alla Camera, quando ormai la Prima Repubblica stava crollando sotto le inchieste del Pool di Milano. Il primo e storico discorso craxiano è quello del “così fan tutti”: il 3 luglio 1992, durante il voto di fiducia al primo governo Amato, il leader del Psi dichiara, candidamente, che tutto il sistema di finanziamento ai partiti è in gran parte illecito, invitando chi può a scagliare la prima pietra. Ovviamente nessuno si alzò. Questo purtroppo non basta a scagionare Craxi, ma fece da pericoloso precedente. Il fatto che anche la Dc o il Pci rubassero non faceva i socialisti meno ladri, ma “mariuoli” allo stesso modo degli altri. Ultimo discorso di Craxi da parlamentare: il 29 aprile 1993, in un clima da fine impero, Bettino invoca il fumus persecutionis per convincere (se ce ne fosse stato il bisogno) i suoi onorevoli colleghi a salvarlo dai persecutori del Pool. La Camera, manco a dirlo, approva: è sommossa popolare. In uno degli ultimi sussulti di dignità degli italiani che si ricordano, Craxi è sommerso di insulti e monetine davanti all'Hotel Raphael a Roma.

Per de Fusco, e per i vari commentatori che hanno preso parte al servizio (di cui parleremo dopo), quello è l'apogeo del capro espiatorio, che si accolla tutte le colpe, anche quelle che non ha, di fronte ad una folla che diventa animalesca, incapace di ogni sentimento di pietà. Purtroppo non è passato nemmeno per un secondo per la testa di Minzolini & co. che gli italiani, allora, erano molto più pensanti di adesso, e sapendo come andavano le cose da decenni nei palazzi della politica, avevano deciso di darci un taglio. Stufi delle corruttele e dell'arroganza di un potere sempre più dispotico ed ingordo, alla luce dei verminai che ogni giorno venivano scoperchiati della magistratura, offesi ed umiliati, avevano avuto la forza di urlare: “Basta!” e di rivoltarsi contro quello che era stato uno dei maggiori protagonisti della politica negli ultimi anni. Ma questo non fa di Craxi un capro espiatorio né un novello Edipo. Anzi, con la sua misera fuga all'estero e con i continui attacchi alla magistratura Craxi, da ex-presidente del consiglio, non ha fatto altro che sfigurare le istituzioni che egli stesso aveva rappresentato fino a poco prima, arrecando così un ulteriore danno al Paese.

Risentire le invettive di Bettino contro i magistrati riporta ovviamente all'attualità (Berlusconi è figlioccio di Craxi mica per niente) e, secondo chi scrive, il concetto più pericoloso, ignobile e anche eversivo, che lo speciale del Tg1 ha fatto passare, attraverso proprio le parole del leader del Psi, è il seguente: che i politici possono essere giudicati soltanto dai politici. Craxi invoca proprio l'aiuto dei colleghi quando chiede loro di negare l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti: invece di presentarsi davanti al proprio giudice naturale Bettino non fece altro che invocare lo spettro di una “giustizia politica”, di una “persecuzione giudiziaria”, e pensò che solo i suoi pari potessero assolverlo, cosa che ovviamente è accaduta. Anche e forse soprattutto per questo che la gente, di fronte all'ennesimo affronto, decise di provare a fermare questa spirale degradante ed immorale. Il Tg1, invece di mettersi dalla parte dei cittadini vessati, solo per tentare l'ennesima riabilitazione, attacca il cosiddetto “giustizialismo” popolare, scomodando filosofi e professori per rincorrere la propria tesi: i personaggi più amati e popolari d'Italia fanno sempre la stessa fine, quando l'onda del successo si sgonfia vengono colpiti dal popolo (carrellata di immagini di piazzale Loreto o della statuetta in faccia a Berlusconi). Craxi fu quindi un precursore della difesa “dai processi”, invece che “nei processi”.

Un capitolo a parte lo dedichiamo alle varie comparsate, le autorevoli voci chiamate dal tiggìuno per corroborare le proprie tesi. In poche parole, un lombrosario. Un'allegra compagnia di Sing Sing. Tutto l'album dei pregiudicati Panini di Tangentopoli.

  • Partiamo con Giulio di Donato: condannato a 3 anni e 6 mesi per corruzione, ex vicesegretario del Psi, giornalista.

  • Claudio Martelli: “delfino” di Craxi, lo ha accompagnato sicuramente nell'oceano degli avvisi di garanzia. Ministro della Giustizia, condannato nel 2000 a 8 mesi per i 500 milioni ricevuti da Carlo Sama per la campagna elettorale del Psi.

  • Paolo Cirino Pomicino: ex ministro Dc del Bilancio e della Funzione Pubblica, ora collabora con Libero e il Giornale, con lo pseudonimo di Geronimo, sempre all'assalto della diligenza. Condannato ad 1 anno e 8 mesi per finanziamento illecito (tangente Enimont), ha patteggiato una pena di 2 mesi per corruzione per i fondi neri dell'Eni. Coinvolto inoltre a pieno titolo nella gestione dei fondi per la ricostruzione post terremoto irpino, è stato prescritto per decorrenza dei termini processuali.

  • Enzo Carra: ex Dc, Margherita, Pd, ora Udc. Condannato definitivamente ad 1 anno e 4 mesi per false dichiarazioni al pubblico ministero. Per i giudici Carra è un falso testimone che con la sua condotta “antigiuridica” ed il suo comportamento “omertoso”, ha tentato di coprire i colpevoli di corruzione, falso in bilancio e finanziamento illecito nel caso Enimont.

  • Gianni de Michelis: ministro delle Partecipazioni statali, del Lavoro, degli Esteri e vice-premier. Ha patteggiato due condanne: 1 anno e 6 mesi per corruzione e 6 mesi per finanziamento illecito, per le tangenti sugli appalti delle autostrade del Veneto e per la solita maxi tangente Enimont. Inolte De Michelis, secondo il Tribunale di Venezia, rubava per sé e non per il partito, sfatando così un altro dei miti che i sostenitori di Craxi continuano imperterriti ad alimentare.

Inoltre, per riequilibrare le parti, sono stati coinvolti:

  • Claudio Petruccioli, ex deputato Pci-Pds, ex Presidente della Rai. Accusato di non aver calendarizzato, durante il suo incarico nell'ottava commissione permanente del Senato (Lavori pubblici, comunicazioni), l'esame degli articoli del ddl 1138 per tutta la XIII legislatura. Il ddl avrebbe costretto Mediaset a vendere una delle proprie reti; questo gli valse, da parte Antonio di Pietro, l'appellativo di “presidente Rai di nomina Mediaset”.

  • Luca Josi, ex responsabile del movimento giovanile socialista, detto “l'Intini piccolo piccolo” , era uno dei più fedeli di Craxi, passato armi e bagagli dalla sinistra socialista al socialismo riformista sotto l'impero craxiano, disse al “Corriere” nel 1992 che lui, per il leader, ci dava “dentro come una jena”.


Con l'appoggio di tutto questo parterre la Rai salta a piedi pari tutte le vicende giudiziarie di Craxi (5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai, 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metro milanese, più altri quasi 20 anni di condanne tra primo e secondo grado, estinte poi per decesso dell'imputato) e anche i suoi possibili meriti e demeriti prettamente politici, su cui si potrebbe comunque discutere a lungo. Ecco, Minzolini e i suoi servi della gleba passano oltre tutto ciò, imperniando la discussione sul martirio craxiano, rendendolo quindi già a priori un santo, un sacrificato, il capro espiatorio per eccellenza.

Attendiamo con ansia quindi il gennaio 2012 per vedere fino a quale livello verrà spinta la metafisica craxiana, grazie ai colpi di lingua del Direttorissimo.


E Polis porta i libri in Tribunale: addio a Il Brescia
post pubblicato in Economia, il 18 gennaio 2011


            

La profonda crisi che imperversa ormai da tempo nel mondo della carta stampata fa segnare un altro caduto: il Tribunale fallimentare di Cagliari ha accolto infatti, il 13 Gennaio scorso, la richiesta del gruppo editoriale E Polis, proclamandone la bancarotta.

Potrebbe sembrare una notizia il cui eco non arrivi fino a Brescia ma non è così, in quanto E Polis era il gruppo madre a cui faceva riferimento anche il free-press Il Brescia, uno dei diciannove distribuiti su tutto il territorio nazionale.


La vicenda del gruppo E Polis è lunga e travagliata.
Fondato nel 2004 a Cagliari da Nicola Grauso, notissimo imprenditore sardo (vedi scheda) con l'intento di distribuire quotidiani free-pay, la maggior parte attraverso canali commerciali e una minima parte in edicola, il gruppo E Polis, dopo un inizio promettente, inizia a trovarsi in cattive acque. Nel 2007 Alberto Rigotti, imprenditore trentino e presidente della Abm Merchant, rileva tutto il gruppo per rilanciarne il progetto editoriale. E Polis viene così allargato grazie ai nuovi investimenti.


Rigotti si allea col noto senatore Marcello Dell'Utri, braccio destro di Silvio Berlusconi, tra i fondatori di Forza Italia (sui cui trascorsi giudiziari sorvoleremo per amor di patria e per non uscire dal discorso, ndr), per ottenere ancora più pubblicità. Il senatore azzurro infatti viene messo a capo della società controllata per le inserzioni pubblicitarie, cercando anche di agganciare il gruppo ai propri “Circoli del buon governo”. Questo inserimento porta molti lettori e collaboratori a lasciare le varie testate, in conflitto con la presenza del senatore siciliano nel gruppo, in quanto E Polis era sempre stato apprezzato per la sua indipendenza, soprattutto dalla politica.

Dell'Utri abbandona poco dopo ma le varie testate locali sembrano funzionare ancora: la diffusione media, seppur lontana dalle quasi 700.000 copie è adesso appena inferiore alle 500.000 ma, con redazioni troppo “pesanti” ed introiti insufficienti, i problemi ricominciano ad affacciarsi.

La commistione del gruppo con la politica non si esaurisce dopo la dipartita di Dell'Utri: all'inizio del 2009 entrano nella gestione della società due persone molto legate ad Italo Bocchino, fedelissimo del presidente della Camera Gianfranco Fini (Fli). Uno è il commercialista Francesco Ruscigno: presidente del consiglio di amministrazione della Goodtime Srl di Gabriella Buontempo (moglie di Bocchino), si occupa dell'edizione de Il Roma, è stato liquidatore della Mariella Burani Fashion Group, una casa di moda di Cavriago (RE) e della Italo Bocchino srl. Inoltre è membro del collegio sindacale delle Poste: una persona multiuso insomma.

L'altro figuro è addirittura Vincenzo Maria Greco: ingegnere, professore universitario, plurindagato dai tempi della Prima Repubblica e di Tangentopoli, eminenza grigia di Paolo Cirino Pomicino. Il nome di Greco spunta fuori in numerose inchieste riguardanti sia gli scandali sulla progettazione e costruzione dell'alta velocità italiana (nel '93, '96, '98), sia sulla ricostruzione post-terremoto irpino.

Malgrado questo fior fiore di gestione i costi sono troppo superiori alle entrate e per la seconda volta le pubblicazioni, dopo lo stop del 2007, vengono sospese. Siamo all'estate 2010.

Il Brescia saluta i lettori con la promessa di ricominciare a Settembre, ma l'attesa è vana: i cinque giornalisti assunti in redazione rimangono in cassa integrazione. Nella vicenda è entrata anche a pieno titolo la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) che sta cercando di dare aiuto ai giornalisti in difficoltà dopo il licenziamento.

Sembra che il crac finanziario di E Polis sia superiore ai cento milioni di euro (a cui vanno aggiunti i debiti dell'anno appena finito), anche se probabilmente solo in minima parte riconducibili all'edizione bresciana, una delle più redditizie e seguite. Il Tribunale di Cagliari, dopo aver ricevuto quindi i libri contabili, dovrà accertare la dimensione del crac e trarne le conclusioni.

Basta che i responsabili della bancarotta, mischiando ancora una volta editoria e politica per mettere una al servizio dell'altra, paghino per una volta per le proprie responsabilità, e che tutto non finisca come sempre a tarallucci e vino.

Il senso dei Vespa per le balle
post pubblicato in Politica, il 9 gennaio 2011


                                   

Venerdì mattina mi è capitato, per puro caso (lo giuro, non sarei così masoschista altrimenti), di ascoltare la trasmissione “Non stop news raccontami” su Rtl 102.5. Il programma radiofonico è condotto da metà famiglia Vespa: Bruno e suo figlio Federico, live probabilmente dal salotto di casa, discutono di attualità e interagiscono con gli ascoltatori che, alle 8 di mattina del venerdì, non hanno niente di meglio da fare che telefonare in radio.
Mi sono immaginato quindi Vespa und Vespino, in vestaglia e pigiama, mentre danno il loro preziosissimo parere sul tema dell'estradizione di Battisti e, giuro non ho capito il nesso, sui processi a Berlusconi. Sarà che ogni volta che Vespa apre bocca il nome di Berlusconi gli scappa fuori di bocca, come un riflesso automatico, ma tant'è.

Vincendo i miei conati di vomito ho proseguito nell'ascolto, e tra una telefonata e l'altra ho sentito più volte questa cosa (tra l'altro abbastanza stantia): che Berlusconi è davvero un perseguitato politico, che prima della sua discesa in campo non aveva mai avuto un processo, che c'è stato e c'è tuttora un accanimento delle toghe verso di lui eccetera eccetera. Ora, si potrebbe sorvolare sull'ignoranza in materia di Vespa jr., cronista di calcio fino all'altro ieri, ma credo che le balle sesquipedali del Vespone non potrebbero davvero essere più tollerate; soprattutto perché il bacino di utenza di Bruno Vespa è abbastanza ampio, in quanto probabilmente in radio non se lo fila nessuno (tranne il sottoscritto e pochi altri sciagurati) ma in televisione è una della figure più note, instancabile maggiordomo della politica da anni e anni.

Purtroppo nessun ascoltatore s'è preso la premura di telefonare a Rtl per smentire le cazzate colossali che i due, tra una fetta biscottata e l'altra, stavano sparando nell'etere (lo ammetto, neanch'io, ma la rabbia era tanta e non so se sarei riuscito a controllarmi).

Lo faccio allora adesso:
innanzitutto, un bel processo, diciamo così, pre-politico, Berlusconi l'ha avuto. Nel 1990 la Corte d'Appello di Venezia ritenne che la sua testimonianza a proposito dell'iscrizione alla loggia P2 di Gelli (con tessera 1816 del 1978, grado apprendista muratore) era falsa, ma non condannabile per sopraggiunta amnistia appena varata dal Parlamento italiano. Basterebbe solo questo per costringere i Vespa's a rintanarsi nel proprio tinello a giocare a Risiko.

Ovviamente non c'è solo questo, in quanto moltissimi processi e/o indagini riguardanti Berlusconi sono sì avvenuti quando egli era già “sceso in campo”, ma riguardavano fatti avvenuti tempo addietro. Accuse gravissime, tra le quali:


  • caso Mondadori: reato di corruzione giudiziaria riguardante la compravendita della sentenza sul celeberrimo “lodo Mondadori”. Una maxi tangente targata Fininvest pagata da Cesare Previti al giudice Vittorio Metta, affinché quest'ultimo consegnasse la casa editrice a Berlusconi invece che al legittimo proprietario, Carlo de Benedetti. Prescrizione per B. grazie alle attenuanti generiche ma condanna definitiva per Previti (1 anno e 6 mesi). La sentenza definitiva per Cesarone è arrivata solo nel 2007, ma i fatti risalgono al 1990/91, prima che B. entrasse in politica.

  • Processo Sme-Ariosto: altra accusa di corruzione giudiziaria, questa volta nella compravendita della causa Sme (il comparto agro-alimentare dell'IRI). Per la tangente, sempre Fininvest, versata al giudice Renato Squillante, B. viene prescritto in primo grado grazie ancora alle attenuanti generiche e poi successivamente assolto in appello e Cassazione. Per quanto riguarda invece i falsi in bilancio che sono connessi con i pagamenti ai giudici (non solo Squillante, anche Attilio Pacifico e Filippo Verde), il Tribunale di Milano assolve Berlusconi perché “il fatto non è più previsto dalla legge come reato”, in quanto lo stesso B., presidente del Consiglio, lo ha depenalizzato con la legge delega del 28 Settembre 2001 (quando si dice il conflitto d'interessi...), rendendolo pressoché impunibile.

  • Tangenti alla Guardia di Finanza: corruzione, tangenti pagate, secondo l'accusa, ad alcuni ufficiali della GdF per ammorbidire le verifiche fiscali su quattro aziende di B: Videotime (1989), Mondadori (1991), Mediolanum (1992), Tele+ (1994). Il rinvio a giudizio di Berlusconi è del 1995, quindi dopo la discesa in campo, ma tutti i fatti contestati risalgono ovviamente a molti anni prima. B. viene condannato in primo grado a 2 anni e 9 mesi per corruzione; prescritto in appello (attenuanti generiche) ed assolto poi per “insufficienza probatoria” (art.530 comma 2 cpp) in Cassazione. Vengono invece condannati in via definitiva altri attori del processo (come al solito c'è qualcuno che paga per lui): il manager Fininvest Salvatore Sciascia (2 anni e 6 mesi) insieme ad altri ufficiali della Gdf e, per favoreggiamento, l'avvocato Fininvest Massimo Maria Berruti (8 mesi), destinato poi a diventare deputato di Forza Italia.


Si potrebbe andare ancora avanti, soprattutto se si considerano la innumerevoli inchieste che hanno coinvolto a vario titolo Berlusconi ed i suoi sodali (soprattutto Marcello Dell'Utri): dal traffico di droga (1983) alle stragi mafiose che sconvolsero l'Italia continentale nel 1992/'93 (Firenze, Milano, Roma).
Capito cari Vespa's? Statevene pure a letto a dormire la prossima volta.

Montezemolando
post pubblicato in Politica, il 25 novembre 2010


                            

Sinceramente non riesco a capire tutto questo entusiasmo per Luca Cordero di Montezemolo.
Perché dovrebbe essere l'uomo adatto per guidare un governo di questo paese? Più che altro sto provando a capacitarmi dell'amore spasmodico che alcuni dirigenti del Partito Democratico sembrano provare per il 63enne bolognese (alla faccia dei rottamatori). Il veltroniano Goffredo Bettini, in un articolo scritto sul Riformista del 6 Ottobre scorso, torturandosi le meningi per trovare una soluzione all'imminente post-Berlusconi, stendeva la lingua e scriveva che: "il Pd dovrebbe aprirsi ad un processo di allargamento e di pratica democratica persino spericolata, fondata sulla fiducia nella responsabilità e nelle decisioni degli iscritti e dei cittadini" e che Montezemolo dovrebbe, dall'altro della sua generosità: "compiere un atto di servizio, unilaterale, disinteressato e a termine; mettendo la sua popolarità ed esperienza a disposizione di una battaglia civile e democratica e giustificando la sua scelta con l'emergenza che l'Italia vive e che sta diventando sempre più pericolosa per il suo avvenire".
Bettini inoltre sottolinea che la scelta di Montezemolo dovrebbe essere temporanea (decide lui probabilmente quanto far durare un governo), in modo che il nuovo super eroe, l'ultimo uomo del destino italiano, possa far risalire la china all'Italia.
In un partito che indice primarie e le perde in continuazione perché a vincere è sempre una persona molto più a sinistra dei dirigenti, l'idea di lodare Montezemolo non si capisce proprio, in quanto sarebbe portatore di un altro, enorme, conflitto di interessi: già ma i piddini quelle brutte parole non vogliono neanche sentirle. Luminari di scienze politiche sono già stati inoltre contattati per cercare di scoprire cosa avrebbe di sinistra una persona come Montezemolo.
Di seguito un breve curriculum del signore (da Wikipedia):
Presidente della Ferrari S.p.A. (dal 1991) di cui è stato anche Amministratore Delegato (fino a settembre 2006), presidente della FIAT S.p.A. (dal 2004 al 2010), della Fiera Internazionale di Bologna, ex presidente della Luiss (dal 2003 al 2010) e di NTV (Nuovo Trasporto Viaggiatori); Consigliere di Amministrazione del quotidiano La Stampa, del Gruppo francese PPR SA (Pinault/Printemps Redoute), Tod's, Indesit Company, Campari, ex presidente della Maserati (dal 1997 al 2005). Fa parte del Consiglio Direttivo e della Giunta dell'Assonime. È membro dell'International Advisory Board di Citi Inc.. Ha fondato Charme, fondo finanziario imprenditoriale, con cui nel 2003 ha acquisito Poltrona Frau SpA, azienda di arredamento di cui è anche Consigliere di Amministrazione, e, nel 2004, Ballantyne, marchio internazionale di cashmere, cui si sono poi aggiunti i marchi Cappellini, Thonet e Gufram. Ha ricoperto in passato gli incarichi di presidente della FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) e degli Industriali della Provincia di Modena, consigliere di amministrazione di Unicredit Banca d'Impresa, TF1, amministratore delegato della RCS Video, della Cinzano International e della Itedi.

Fantasmagorico Bettini quando, con piglio risoluto, scrive che: "Montezemolo non è Berlusconi" (come farà D'Alema allora?) e, notizia ancora più sensazionale: "Non può fare per tante ragioni un suo partito", ovviamente Goffredone non spiega perché Montezemolo non potrebbe costituire un proprio partito, visto che siamo ancora, fino a prova contraria, una democrazia. Tant'è: folgorati sulla via di Maranello, i dirigenti del Pd hanno trovato il Papa straniero. Non è nero, però ha charme e veste elegante: proprio quello di cui una sinistra che si dichiara riformista ha bisogno.
Morale e schiena dritta
post pubblicato in Società, il 1 novembre 2010


                                    

Dov'è finita la nostra spina dorsale?
Siamo davvero un paese popolato solo da innumerevoli don Abbondio?
Perché non c'è più il coraggio, l'orgoglio che deriva dal prendersi le proprie responsabilità? E' sempre o comunque colpa di qualcun'altro, c'è sempre una scusa per tutto. Il "così fan tutti" e lo scaricabarile sono diventati costume nazionale, meriterebbero uno studio antropologico approfondito.
Anche la capacità di vergognarsi è sparita: tutti con la faccia di bronzo che ormai non provano neanche a discolparsi quando presi con le mani nel sacco, perché ormai non ce n'è più bisogno. Non sto parlando solo dei politici, dei finanzieri, degli affaristi, degli uomini delle istituzioni, dei giornalisti, delle persone "famose": tutti siamo colpevoli in fondo. Girandosi dall'altra parte e facendo finta di non vedere le cose non si risolvono, anzi si peggiorano.
Cosa ha cancellato, negli ultimi anni, l'orgoglio di una nazione che una volta era forse sì povera, agricola, ma che aveva una profonda dignità e, consapevole di averla, non si faceva piegare facilmente al ricatto, alla vessazione, e a tutte quelle pratiche e pratichette da osteria che oramai sembrano aver preso il sopravvento.
Corrotta fin nel midollo soprattutto nei luoghi che dovrebbero essere presi ad esempio (le istituzioni), questa italietta da quattro soldi, più ricca ma moralmente infinitamente più povera, è riuscita a deviare anche le persone che, a causa delle proprie condizioni socioeconomiche non floride, non avevano altro a cui appendersi che alla propria dignità, al proprio misero ma onesto lavoro, e a quei quattro soldi tirati su con fatica: sono proprio queste persone che bisogna recuperare, togliendo dai loro occhi il sogno di un eldorado che porterebbe solo altra corruzione ed altrettanti compromessi. Un paradiso dorato trasmesso dalla tv e dalle alte classi dirigenti che, ormai da tempo, trasmettono il concetto che per arrivare in alto si può calpestare tutto, anche e soprattutto la dignità degli altri. Perché davvero, come ha scritto Massimo Fini: "Non c'è criminale più spregevole di quello che delinque sotto il manto della rispettabilità e proteggendosi con essa. Non c'è immoralità più grande di quella di chi pretende rispettabilità sapendo di non meritarla".
Non abbiamo bisogno di quel tipo di rispettabilità, non ce ne facciamo nulla: vogliamo onestà, rispetto delle regole comuni e una schiena dritta per risollevarci dal baratro fangoso, morale ancora prima che economico, in cui siamo costretti a sguazzare ora.
Perché chiamarlo attentato?
post pubblicato in Società, il 4 ottobre 2010


                                         

C'è qualcosa di strano nella vicenda riguardante il presunto attentato a Maurizio Belpietro, il direttore di Libero. Innanzitutto la definizione: quando si parla di "attentato" o "aggressione" viene subito in mente una bomba che esplode, un colpo di pistola, un attacco fisico e/o verbale nei confronti di qualcuno. In questo caso nulla di tutto ciò è accaduto (per fortuna, aggiungo). Un misterioso personaggio è stato scoperto da un uomo della scorta di Belpietro mentre si aggirava furtivo nella palazzina milanese dove il direttore del quotidiano vive. Probabilmente armato (a quanto risulta dal resoconto dell'agente), è stato messo in fuga da tre spari dell'uomo. Di lui si sono perse completamente le tracce.
Nel Paese degli stravolgimenti verbali e delle capovolte semantiche è anche capibile che un fatto del genere venga chiamato attentato. Secondo il mio punto di vista non si può invece parlare ne di questo ne di aggressione. Senza fare i processi alle intenzioni né cercare di ipotizzare cosa sarebbe successo se la scorta non avesse scoperto il losco individuo si potrebbe anche ipotizzare un semplice tentativo di furto. L'obiezione però potrebbe essere semplice: un ladro dovrebbe sapere se un palazzo è piantonato da una scorta, provare a derubare lì dentro sarebbe un gesto folle e stupido, senza nemmeno una mezza possibilità di successo. Questo comunque non esclude la possibilità di furto, in quanto effettivamente una persona è riuscita ad entrare nel palazzo (la scorta non era probabilmente presente in quel momento, in quanto impegnata a seguire Belpietro) e, cosa ancora più incredibile, a sparire completamente nel nulla, senza lasciare la minima traccia.
A confondere ancora di più le acque si mette il fatto che l'agente di scorta, tale Alessandro N., fu coinvolto in un altro episodio simile: nel 1995 sventò un presunto attentato al giudice Gerardo D'Ambrosio. Le indagini non chiarirono completamente l'accaduto ma l'agente fu promosso ad assistente capo.
Come se non bastasse sono arrivate, puntuali, le solite dichiarazioni di ministri, sottosegretari e politici in generale che, senza nessun senso, si sono affannati a puntare il dito contro chissà chi, contro quei "mandanti morali" o "cattivi maestri" che sarebbero portatori del germe d'odio e violenza che serpeggia nel Paese. Il Partito dell'Amore ancora una volta dimostra tutta la sua "intelligenza" additando Di Pietro o i vari giornali "anti-berlusconiani" come istigatori a delinquere, senza nemmeno rendersi conto di quello che dicono. La lista è lunga: la Santanchè, il cappuccio Cicchitto, Bonaiuti, il disastro degli Esteri Frattini ed altri.
Come se il sacrosanto discorso di Di Pietro alla Camera della scorsa settimana abbia messo in testa a qualcuno che era meglio far fuori Belpietro, robe dell'altro mondo.
Ma qui, ripeto, nel Paese al contrario, tutto è possibile, tutto è ammesso, tutto serve a campare e soprattutto ad adorare.
E' finita (???)
post pubblicato in Società, il 28 settembre 2010


              

Credo che l'Italia sia oramai finita. E questo forse potrebbe essere l'unico aspetto positivo di tutta questa vicenda. L'Italia è l'Eluana Englaro d'Occidente, tenuta in vita da chissà quali oscure forze o, come diceva Montanelli, talmente debole e distrutta che non ha neanche la forza di cadere del tutto.
Arroccati su posizioni sempre più distanti dalla realtà, i politici spaccano il capello in quattro per cercare pagliuzze o travi negli occhi degli avversari, quando il più sano tra loro ha la rogna. L'industria crolla, la disoccupazione giovanile è alle stelle, i super-manager continuano a guadagnare (e quelli che almeno una parte del proprio stipendio se la "meritano", vengono cacciati) ma siamo già pronti al prossimo Natale o attendiano speranzosi l'estate che verrà, per cancellare i dubbi e le perplessità di un futuro fosco.
Non so di chi sia la colpa, troppo facile forse dare addosso ai soliti noti, alle cricche, alle logge, ai mafiosi o alla nostra classa digerente: probabilmente tutti portano addosso una piccola parte di colpa, chi più chi meno. Colpevoli di essere stati per troppo tempo assenti, pronti a girarci dall'altra parte e ad incrociare le braccia quando spesso invece c'era bisogno di essere ancora più vigili, per controllare i controllori.
L'assuefazione ai grandi mali italiani, dalla corruzione al menefreghismo, ha raggiunto ormai livelli impensabili, niente orami ci tocca più, nulla ci disturba: il "così fan tutti" è entrato ormai nel nostro DNA, ci scorre nelle vene come il peggiore dei mali e ci rende piacevolmente insensibili a qualsiasi cosa.
Credo che l'unica soluzione possibile, fallito anche il tentativo di rendere l'Italia più europea sotto questi punti di vista, cioè con un'opinione pubblica più consapevole ed attenta, sia quella di staccare la spina a questo corpo, questa cosa indefinita che continua a respirare tramite l'artificio, e ricostruire: ripartendo proprio dalle macerie morali su cui quest'italietta, probabilmente la peggiore della storia, continua ancora a galleggiare.
Se telefonando
post pubblicato in Politica, il 22 marzo 2010


                                                  

L'inchiesta di Trani, a prescindere dalle future rilevanze penali e da tutti i problemi tecnici (quali competenza territoriale ecc ecc) che ci potrebbero essere, svela sostanzialmente una cosa: che Berlusconi, nonostante controlli sostanzialmente 5 reti nazionali su 7, ha e avrà sempre una fifa blu di tutti gli spazi televisivi che provano a dire le cose come stanno. E non si venga più a raccontare, come fanno da anni i berluscones e la sedicente opposizione a rimorchio, che gli interventi di Di Pietro o i programmi di Santoro in tv fanno solo del bene al PdL: altrimenti come si spiegherebbe questo accanimento terapeutico operato dal premier e dai suoi dipendenti su questi personaggi?
Dalle intercettazioni (vorrei sapere cosa ci sarebbe di più chiaro e limpido di un'intercettazione: è probabilmente la prova per eccellenza, sei tu in prima persona che racconti quello che stai facendo) pubblicate è lampante la preoccupazione e l'impegno profuso da Berlusconi per portare pressione sull'Agcom, su Innocenzi, su Masi e su tutte quelle autorità che dovrebbero essere di controllo e di tutela per tutti, ma che ancora una volta, essendo di nomina politica, fanno gli interessi di una parte soltanto, e quando la parte di Berlusconi coincide praticamente con tutti il resto, i risultati si vedono.
Santoro ha sicuramente una visione delle cose diversa da altri e una sua propria ideologia politica (chi non ce l'ha? Anche i giornalisti hanno il diritto di averla) ma ha il merito di fare uno dei progammi di punta della RAI che, essendo prima di tutto un'azienda, deve puntare anche al profitto. Soltanto nel finto liberismo italiano un programma che porta pubblicità e quindi soldi nelle casse di un'azienda viene ostacolato e censurato: è una cosa che non sta ne in cielo ne in terra. Da qui si capisce l'interesse, da parte di molti, centrodestra ma anche centrosinistra, di zittire le poche voci che provano a cantare fuori dal coro.
Corruzione civile
post pubblicato in Società, il 12 febbraio 2010



                                          

Cosa c'è di preciso dietro a questo nuovo, all'apparenza enorme, scandalo che ha investito l'Italia e la Protezione Civile?
E' una scelta seguita a precise logiche di copertura di affari non troppo limpidi quella del governo di trasformare in una s.p.a l'ente che dovrebbe prevenire le catastrofi e aiutare i cittadini?
Qual'è il ruolo di Bertolaso, l'uomo della provvidenza, il quasi santo, in tutto ciò? San Guido si limitava a dare "ripassatine a Francesca" o anche nella Protezione Civile il sesso era usato come merce di scambio per ottenere e/o ricevere favori?
Qual'è il controllo effettivo dei cittadini su queste vicende? Perchè il G8 è stato spostato dalla Maddalena a L'Aquila? Solo per portare l'attenzione dei big della terra sui luoghi del sisma?
Spero che i vari magistrati che hanno in mano queste inchieste non si faranno intimidire dalle inevitabili pressioni che arriveranno da ogni dove (Berlusconi li ha già scomunicati e ha intimato loro di vergognarsi) e continueranno fino in fondo.
Queste vicende si muovono sullo stesso filo di altri scandali che si muovono nella pancia più vergognosa e ignobile dell'Italia: i festini con le prostitute di Tarantini e le inchieste aperte in Puglia, i trans di Marrazzo, i vari arresti che stanno decimando i vari consiglieri comunali e regionali (ultimo il caso Pennisi) e via dicendo.
Berlusconi che rifiuta le dimissioni di Bertolaso e attacca i giudici è una cosa inammissibile in un paese normale. Dove sono finite la morale e l'etica in questo paese? Perchè ai cittadini non è concesso di sapere niente, se non ormai quando è troppo tardi? Lo spreco di soldi pubblici che si fa qui dovrebbe indignare tutti. Ma ormai abbiamo perso la capacità di indignarci: le dichiarazioni di Ciancimino sulla nascita di Forza Italia non hanno nessun effetto sulla gran parte dell'opinione pubblica, perchè mai l'italiano medio dovrebbe preoccuparsi di quello che fa Bertolaso e delle sue feste? Sono sicuro che molti risponderebbero: "Almeno lui che può si diverte".
Il nostro senso logico è completamente sparito, siamo un popolo senza più un senno, una direzione. Tutto è mistificato, tutto è accettabile, perchè si è sempre fatto così e così si farà.
L'opposizione fantomatica non reagisce, da quanto si è berlusconizzata. Bersani dice che Bertolaso può decidere lui sulle proprie dimissioni, Di Pietro dopo lo scivolone sulla candidatura di De Luca in Campania prova a farsi sentire approvando una mozione di sfiducia.
Non basta, ci vogliono scene forti ed eclatanti. La gente deve scendere in piazza, farsi sentire con tutti i mezzi disponibili. Neanche vent'anni fa gli italiani erano ancora capaci di indignarsi di fronte a una classe politica corrotta e parassita, ora non più.
E' sicuro che c'è davvero un grosso coperchio che copre una nazione inquinata moralemente fino al midollo, e se questo tappo salterà se ne vedranno delle belle.
Tangentopoli non è mai finita, ha continuato a prosperare e ha infettato tutti i settori della vita pubblica, dagli appalti alla sanità, dal livello locale al livello nazionale.
Sento un tintinnar di monetine lontano che si fa via via sempre più forte...

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