Apologia di Bettino
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Politica, il 24 gennaio 2011

Anche l'Augusto Minzolini deve essere stato contagiato dalla mania dei remake. Sulla scia di film come Halloween: 20 anni dopo ha pensato bene di produrre uno speciale su Bettino Craxi, non contento delle giaculatorie dell'anno scorso, in occasione dei dieci anni della scomparsa del leader socialista. Il direttore del Tg1 ha pensato bene di celebrare così anche “l'endecannale” (permettetemi il neologismo): giusto per sottolineare che lui agli anniversari ci tiene. Avvalendosi dell'esperienza teatrale di Luca de Fusco (non essendo ne giornalista ne storico ma regista è la persona più indicata per ricostruzioni storiche), lo speciale minzoliniano è stato intitolato “Craxi, elogio del capro espiatorio”, ma anche semplicemente “Craxi, elogio” sarebbe calzato a pennello.
La tesi è quantomai ardita, ma non nuova: avvalendosi della teoria sui capri espiatori dell'antropologo francese René Girard, di figure celebri del teatro e della mitologia greca come Antigone, Prometeo o Edipo da Colono e di paragoni biblici con Giobbe, le inconsolabili vedove del tiggìuno hanno, per un'ora, piegato i fatti e anche il buon senso al servizio della propria tesi. Secondo la teoria di Girard infatti il meccanismo del capro espiatorio è alle origini delle religioni arcaiche che, in momenti di crisi acuta, si adoperano per trovare una persona conosciuta e ben esposta su cui scaricare tutte le proprie colpe per poi, una volta ottenuto il sangue della vittima, riabilitarne la figura lodandola ed incensandola.
Ora, senza voler addentrarci in questione filosofiche ed antropologiche complesse, ci sembra questa una forzatura a dir poco risibile, se non ridicola. Speriamo che Girard non sia a conoscenza di questo “documentario” altrimenti farebbe fioccare denunce per appropriazione indebita, per furto intellettuale. Nello speciale si ricostruiscono gli ultimi anni del Craxi politico attraverso alcuni suoi discorsi alla Camera, quando ormai la Prima Repubblica stava crollando sotto le inchieste del Pool di Milano. Il primo e storico discorso craxiano è quello del “così fan tutti”: il 3 luglio 1992, durante il voto di fiducia al primo governo Amato, il leader del Psi dichiara, candidamente, che tutto il sistema di finanziamento ai partiti è in gran parte illecito, invitando chi può a scagliare la prima pietra. Ovviamente nessuno si alzò. Questo purtroppo non basta a scagionare Craxi, ma fece da pericoloso precedente. Il fatto che anche la Dc o il Pci rubassero non faceva i socialisti meno ladri, ma “mariuoli” allo stesso modo degli altri. Ultimo discorso di Craxi da parlamentare: il 29 aprile 1993, in un clima da fine impero, Bettino invoca il fumus persecutionis per convincere (se ce ne fosse stato il bisogno) i suoi onorevoli colleghi a salvarlo dai persecutori del Pool. La Camera, manco a dirlo, approva: è sommossa popolare. In uno degli ultimi sussulti di dignità degli italiani che si ricordano, Craxi è sommerso di insulti e monetine davanti all'Hotel Raphael a Roma.
Per de Fusco, e per i vari commentatori che hanno preso parte al servizio (di cui parleremo dopo), quello è l'apogeo del capro espiatorio, che si accolla tutte le colpe, anche quelle che non ha, di fronte ad una folla che diventa animalesca, incapace di ogni sentimento di pietà. Purtroppo non è passato nemmeno per un secondo per la testa di Minzolini & co. che gli italiani, allora, erano molto più pensanti di adesso, e sapendo come andavano le cose da decenni nei palazzi della politica, avevano deciso di darci un taglio. Stufi delle corruttele e dell'arroganza di un potere sempre più dispotico ed ingordo, alla luce dei verminai che ogni giorno venivano scoperchiati della magistratura, offesi ed umiliati, avevano avuto la forza di urlare: “Basta!” e di rivoltarsi contro quello che era stato uno dei maggiori protagonisti della politica negli ultimi anni. Ma questo non fa di Craxi un capro espiatorio né un novello Edipo. Anzi, con la sua misera fuga all'estero e con i continui attacchi alla magistratura Craxi, da ex-presidente del consiglio, non ha fatto altro che sfigurare le istituzioni che egli stesso aveva rappresentato fino a poco prima, arrecando così un ulteriore danno al Paese.
Risentire le invettive di Bettino contro i magistrati riporta ovviamente all'attualità (Berlusconi è figlioccio di Craxi mica per niente) e, secondo chi scrive, il concetto più pericoloso, ignobile e anche eversivo, che lo speciale del Tg1 ha fatto passare, attraverso proprio le parole del leader del Psi, è il seguente: che i politici possono essere giudicati soltanto dai politici. Craxi invoca proprio l'aiuto dei colleghi quando chiede loro di negare l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti: invece di presentarsi davanti al proprio giudice naturale Bettino non fece altro che invocare lo spettro di una “giustizia politica”, di una “persecuzione giudiziaria”, e pensò che solo i suoi pari potessero assolverlo, cosa che ovviamente è accaduta. Anche e forse soprattutto per questo che la gente, di fronte all'ennesimo affronto, decise di provare a fermare questa spirale degradante ed immorale. Il Tg1, invece di mettersi dalla parte dei cittadini vessati, solo per tentare l'ennesima riabilitazione, attacca il cosiddetto “giustizialismo” popolare, scomodando filosofi e professori per rincorrere la propria tesi: i personaggi più amati e popolari d'Italia fanno sempre la stessa fine, quando l'onda del successo si sgonfia vengono colpiti dal popolo (carrellata di immagini di piazzale Loreto o della statuetta in faccia a Berlusconi). Craxi fu quindi un precursore della difesa “dai processi”, invece che “nei processi”.
Un capitolo a parte lo dedichiamo alle varie comparsate, le autorevoli voci chiamate dal tiggìuno per corroborare le proprie tesi. In poche parole, un lombrosario. Un'allegra compagnia di Sing Sing. Tutto l'album dei pregiudicati Panini di Tangentopoli.
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Partiamo con Giulio di Donato: condannato a 3 anni e 6 mesi per corruzione, ex vicesegretario del Psi, giornalista.
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Claudio Martelli: “delfino” di Craxi, lo ha accompagnato sicuramente nell'oceano degli avvisi di garanzia. Ministro della Giustizia, condannato nel 2000 a 8 mesi per i 500 milioni ricevuti da Carlo Sama per la campagna elettorale del Psi.
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Paolo Cirino Pomicino: ex ministro Dc del Bilancio e della Funzione Pubblica, ora collabora con Libero e il Giornale, con lo pseudonimo di Geronimo, sempre all'assalto della diligenza. Condannato ad 1 anno e 8 mesi per finanziamento illecito (tangente Enimont), ha patteggiato una pena di 2 mesi per corruzione per i fondi neri dell'Eni. Coinvolto inoltre a pieno titolo nella gestione dei fondi per la ricostruzione post terremoto irpino, è stato prescritto per decorrenza dei termini processuali.
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Enzo Carra: ex Dc, Margherita, Pd, ora Udc. Condannato definitivamente ad 1 anno e 4 mesi per false dichiarazioni al pubblico ministero. Per i giudici Carra è un falso testimone che con la sua condotta “antigiuridica” ed il suo comportamento “omertoso”, ha tentato di coprire i colpevoli di corruzione, falso in bilancio e finanziamento illecito nel caso Enimont.
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Gianni de Michelis: ministro delle Partecipazioni statali, del Lavoro, degli Esteri e vice-premier. Ha patteggiato due condanne: 1 anno e 6 mesi per corruzione e 6 mesi per finanziamento illecito, per le tangenti sugli appalti delle autostrade del Veneto e per la solita maxi tangente Enimont. Inolte De Michelis, secondo il Tribunale di Venezia, rubava per sé e non per il partito, sfatando così un altro dei miti che i sostenitori di Craxi continuano imperterriti ad alimentare.
Inoltre, per riequilibrare le parti, sono stati coinvolti:
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Claudio Petruccioli, ex deputato Pci-Pds, ex Presidente della Rai. Accusato di non aver calendarizzato, durante il suo incarico nell'ottava commissione permanente del Senato (Lavori pubblici, comunicazioni), l'esame degli articoli del ddl 1138 per tutta la XIII legislatura. Il ddl avrebbe costretto Mediaset a vendere una delle proprie reti; questo gli valse, da parte Antonio di Pietro, l'appellativo di “presidente Rai di nomina Mediaset”.
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Luca Josi, ex responsabile del movimento giovanile socialista, detto “l'Intini piccolo piccolo” , era uno dei più fedeli di Craxi, passato armi e bagagli dalla sinistra socialista al socialismo riformista sotto l'impero craxiano, disse al “Corriere” nel 1992 che lui, per il leader, ci dava “dentro come una jena”.
Con l'appoggio di tutto questo parterre la Rai salta a piedi pari tutte le vicende giudiziarie di Craxi (5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai, 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metro milanese, più altri quasi 20 anni di condanne tra primo e secondo grado, estinte poi per decesso dell'imputato) e anche i suoi possibili meriti e demeriti prettamente politici, su cui si potrebbe comunque discutere a lungo. Ecco, Minzolini e i suoi servi della gleba passano oltre tutto ciò, imperniando la discussione sul martirio craxiano, rendendolo quindi già a priori un santo, un sacrificato, il capro espiatorio per eccellenza.
Attendiamo con ansia quindi il gennaio 2012 per vedere fino a quale livello verrà spinta la metafisica craxiana, grazie ai colpi di lingua del Direttorissimo.